Licenziato, si suicida

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Negli ultimi mesi stiamo assistendo con enorme preoccupazione ad un incessante aumento dei casi di suicidio. Si parla, infatti, sempre più spesso della disperazione che incombe su chi, avendo perso il lavoro, o non riuscendo a trovarlo, non vede più vie di uscita e decide di farla finita. E’ inaccettabile che causa di un elevato numero di suicidi possa essere la perdita del lavoro.

Il fenomeno è molto complesso. La mancanza di prospettive occupazionali lascia intuire una situazione caratterizzata da un grande vuoto umano e sociale, un baratro senza appigli, una fuga da un disagio visto come insormontabile. La negazione del lavoro ha un peso determinante, ma non minore è il peso di tutto ciò che tale condizione comporta: una sfiducia generale verso gli altri, verso il mondo, verso le istituzioni, un senso di colpa nei confronti delle persone più care, di fronte alle quali ci si potrebbe sentire come impotenti, inutili, inaffidabili. Chiudere con tutto, con tutti, potrebbe voler dire “scusate, ma sono incapace di andare avanti e non so più cosa fare”.

La crisi economica è di grande portata e non si hanno risposte adeguate, ma almeno cerchiamo di alimentare la fiducia, di aiutare chi pensa di non avere risorse e di chi, volendo uscire da un’insopportabile insofferenza, ricorre ad un gesto così disperato che genera ancora più dolore e sofferenza.

Immagine: planb.tportal.hr

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