Per l’8 marzo, sempre meno mimose

 

mimose

Domani è l’8 marzo e molte donne si apprestano a festeggiare la ricorrenza con cene organizzate e rametti di mimose. Numerose, però, sono quelle che si dolgono di appartenere al genere femminile, stanche di soccombere e di ‘incassare’ colpi che non riescono ad evitare. Tantissime, poi, sono quelle che non potranno più pronunciarsi sull’argomento. Non ci sono più. Le loro vite sono state soppresse da chi ha deciso che non dovevano più vivere. Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa dal proprio ex e, secondo i dati della polizia e dell’Istat, una donna su 4 subisce violenza fisica, psicologica, economica ed istituzionale.

Per Rashida Manjoo, relatrice presso le Nazioni Unite, il femminicidio “è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni”. Se vogliamo aggiungere qualche dato più preciso, nel 2010 le donne uccise sono state 127, il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente e, negli ultimi nove anni, secondo un rapporto Eurispes il “fenomeno è aumentato del 300 per cento”. Eppure ci si aspettava un contenimento grazie alla legge 38 del 2009, di contrasto allo stalking. Secondo Barbara Spinelli, avvocato di Giuristi Democratici, in Italia si dovrebbe fare di più, intervenendo in modo più adeguato e sistematico. Su 10 femminicidi, 7,5 sono stati preceduti da denunce alle forze dell’ordine o agli operatori sociali. “Quindi, c’è una risposta inadeguata da parte dello Stato”, conclude amaramente la Spinelli. Fino a quando si protrarrà questa silenziosa mattanza? Sembra proprio di trovarsi di fronte ad un fenomeno allarmante e inarrestabile: sempre meno mimose e sempre più crisantemi.

Immagine: www.vigorplant.it

 

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