Basta con la corruzione!

Tranquilli! Non è un urlo minaccioso, né uno slogan scritto a caratteri cubitali su uno striscione. E’ un’espressione riesumata da un poemetto satirico composto da Bernard de Mandeville nel 1705, La favola delle api: ovvero vizi privati e pubbliche virtù.

L’opera, concepita nell’ambito del fermento delle idee etiche e religiose che caratterizzarono il Settecento inglese, mostra i sintomi del libertinismo che si stava sviluppando in Europa, ed ha un accento critico verso una società ipocrita che si avvia verso lo sviluppo industriale e che, per apparire virtuosa, nasconde i suoi vizi.

Nel poema si narra di uno sciame di api che viveva in società prospera e felice. Non vi era tirannia, ma neanche democrazia. La maggior parte delle api lavorava producendo tutto ciò che serviva, ma la prosperità era beneficio soltanto di una minoranza. Vi era, così, una disparità sociale tra chi godeva di grandi profitti e chi si guadagnava a stento da vivere, lavorando faticosamente. Le api non erano perfette, in quanto esisteva l’inganno, la vanità, il malaffare; esistevano i ricchi così come i poveri. Ma, considerando questi inconvenienti come necessari al funzionamento della loro società, gli infaticabili insetti non perdevano la loro buona armonia.

Resisi conto che il benessere raggiunto nell’alveare nascondeva lusso sfrenato, ipocrisia, avarizia sentimentale, invidia reciproca, insomma dei vizi, cominciarono a mugugnare, a lamentarsi sempre con più insistenza fino a quando, un bel giorno,  a un’ape venne in mente di gridare: “Basta con la corruzione!”. Fu l’inizio della fine.

La virtù cominciò a prendere il sopravvento su ogni attività e la società dell’alveare presto cambiò aspetto: l’intraprendenza si inaridì e il desiderio di potersi migliorare scomparve. La situazione adesso era virtuosa ma statica, e il quietismo indusse le api ad accontentarsi di ciò che avevano, dimenticando la possibilità di ciò che, invece, avrebbero potuto avere. Il risultato fu la rovina economica, ma quando se ne accorsero era già troppo tardi.

Per Mandeville, precursore della libertà individuale ed economica, ogni società (di cui lo sciame ne è metafora) deve favorire i singoli egoismi degli uomini. L’individuo rivolge a sé e alle sue aspirazioni un’attenzione spontanea, che solo in apparenza può essere vista come egoismo. L’apporto più rilevante dell’autore della “Favola…” consiste nell’avere fornito, nel panorama culturale della sua epoca, idee di evoluzione e di ordine spontaneo che solo negli ultimi decenni possiamo comprendere adeguatamente nelle sue implicazioni, sia politiche che sociali ed economiche

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