La famiglia. Facciamo un’analisi logica

Generalmente si usa definire la famiglia come la cellula fondamentale della società. Essa comprende due o più persone che vivono nella stessa abitazione e sono legati da vincoli di sangue, matrimonio o adozione. Non vorrei fare una dissertazione sul tema, quanto limitarmi ad una particolare analisi.

Negli ultimi decenni, pur mantenendo invariato il suo ruolo, la famiglia ha subito grandi mutamenti, tanto che si parla di famiglie, al plurale, per indicare le sue diverse configurazioni (nucleare, estesa, multipla, di fatto, ecc.) e si tende a denominarla “aggregato domestico”.

La famiglia, insieme all’istruzione, fa parte di quelle istituzioni che contribuiscono a mantenere la stabilità e la coesione sociale. Il mondo familiare e quello scolastico non sono separati (l’uno inizia dove l’altro finisce) ma strettamente legati: entrambi si occupano di educare, formare le nuove generazioni, il nostro futuro. Ecco perché meritano un’attenzione maggiore.

Il processo educativo ha inizio in famiglia e prosegue a scuola. Gli insegnanti non sono figure molto diverse da quelle genitoriali, eppure genitori e insegnanti non sono interscambiabili, gli uni non possono sostituire gli altri. Entrambi collaborano affinché i nostri figli, gli uomini di domani, possano crescere sani e responsabili.

I genitori affidano i loro figli ad un’istituzione funzionale allo sviluppo psico-fisico e sociale. Sanno che la scuola è un contesto privilegiato dove il processo educativo è affidato a docenti preparati, motivati e responsabili. La scuola è uno spazio organizzato, altamente controllato, in cui prevale l’attenzione per i propri figli, per le loro attitudini e che opera, sempre vigile, contro i rischi che pervadono ogni “angolo” della struttura. I genitori si fidano di tutto il personale preposto, che ne fanno un ambiente “protetto”.

Capita spesso che gli insuccessi scolastici o la scarsa integrazione sociale, vengano addebitate alla famiglia, ma quanti si interessano a preservarla? Quanti sanno di cosa vive una famiglia, se può contare o meno su un reddito fisso, qual è la sua prospettiva?

Non è raro che le famiglie siano lasciate in balìa dei propri problemi, che diventino bersaglio di facili critiche, che siano lasciate da sole, a barcamenarsi per la stessa sopravvivenza.

Esorterei a fare una nuova analisi della famiglia, non una ricognizione fatta di numeri e classi di appartenenza, ma un’analisi più umana e logica.

L’istituto-famiglia non è solo un “soggetto” che può esprimere, nelle sedi adatte, i propri progetti e le proprie difficoltà senza l’umiliazione di sguardi compassionevoli, essa può essere anche “oggetto” di interventi mirati ed efficaci. E’ anche un soggetto che, disponendo di adeguati e sufficienti mezzi (soprattutto economici, concreti), è potenzialmente un “soggetto agente”, attivo, che può contribuire allo sviluppo socio-economico di una comunità.

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