Che vita, da cani!

Da piccoli ci hanno sempre insegnato che il cane è il migliore amico dell’uomo, crescendo però abbiamo appreso che tale “amicizia”, nella generalità dei casi, non è corrisposta. Spesso i media ci informano su episodi di eroismo, o comunque di azioni di aiuto, che hanno come protagonisti questo emblematico animale, ma è pur vero che, con altrettanta frequenza, ci riportano fatti relativi a bambini o adulti vittime di aggressioni da parte di cani randagi, che talvolta hanno un tragico epilogo.

In realtà sono quasi sempre gli essere umani a causare problemi agli animali. Sono opera nostra, infatti, gli abbandoni, i maltrattamenti, i combattimenti e tanti altri atti che determinano la loro sofferenza o morte. Siamo noi uomini che prima abbandoniamo spietatamente quelli, che per un certo tempo, sono stati nostri piccoli compagni e poi ci lamentiamo del randagismo.

Mercoledì scorso, 11 aprile, Edoardo Stoppa ci ha fatti entrare con la telecamera di “Striscia” in un tugurio per cani, per mostrarci un ennesimo caso di maltrattamento animali, questa volta a Capurso, in provincia di Bari. Abbiamo visto immagini, a dir poco, deprimenti: cani segregati in strettissime gabbie, legati a grosse catene che, incastrandosi nelle reti, non lasciavano alcuna possibilità di movimento e laceravano il collo dei malcapitati animali, occhi tristi e imploranti, musetti e zampette che sbucavano da sotto i cancelli improvvisati. Tanti cani sventurati, costretti lì, chissà da quanto tempo, impantanati nell’umidità del suolo ricoperto dai loro stessi escrementi. Erano stati visti vagare per i campi e sono stati rinchiusi in quelle gabbie per evitare danni alle coltivazioni. Questa è stata la giustificazione. http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?15258

Ma c’è una normativa nazionale, regionale e comunale che vieta la detenzione dei cani in piccole strutture, per più di un certo numero di ore al giorno. Dopo un determinato intervallo, il cane deve avere la possibilità di svolgere esercizio psico-fisico e di espletare i propri bisogni fisiologici.

Per contrastare il randagismo si sono succedute diverse leggi.

“Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”. Questo è il contenuto dell’art.1 della legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991, nel cui testo vengono disposti i possibili strumenti  per il conseguimento delle finalità disposte.

Di più recente emanazione è la legge 189 del 2004 recante disposizioni sul divieto di maltrattamento animali, del loro impiego in combattimenti clandestini o in competizioni non autorizzate.

Questi non sono che alcuni esempi. Ma forse una migliore gestione dei randagi richiederebbe ancora interventi capillari e metodici per limitare il loro aumento numerico e, allo stesso tempo, per assicurarne una maggiore tutela da violenze e sfruttamenti gratuiti.

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