L’ascensore sociale si è inceppato!

Recentemente ne hanno parlato diversi giornali e telegiornali: l’ascensore sociale non funziona più. Sarà vano incoraggiare i nostri figli a studiare prospettando loro la possibilità di migliorare la propria posizione economica e sociale.

Dalle ultime statistiche è emerso che una percentuale compresa tra il 40 e il 45% degli architetti, avvocati, notai, farmacisti è costituita da figli di  professionisti. Nel corso degli ultimi decenni,  dal “credenzialismo”, sistema di selezione sociale basato sui titoli di studio, si sono sviluppate due diverse prospettive: una basata sull’idea della meritocrazia e l’altra fondata sull’idea della riproduzione sociale.

La meritocrazia dovrebbe assicurare il primato delle persone intellettualmente più capaci. Grazie alla scuola, ogni studente, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, dovrebbe avere garantita la stessa opportunità di istruzione sin dall’inizio della sua vita.

Ma se si considera che l’ambiente familiare e sociale non assicura a tutti la stessa possibilità di istruirsi e di sviluppare pari linguaggio, cultura e valori delle classi privilegiate, la meritocrazia, che sfocia in un’”aristocrazia del talento”, si limiterà ad esprimere uno status ereditato e trasmesso socialmente.

E allora la meritocrazia diventerebbe una maschera dietro cui si nasconderebbe la riproduzione sociale.

Negando la mobilità sociale, viene negata la possibilità di progettare la propria vita, di promuovere l’autodeterminazione della persona, di ogni persona, a prescindere dalla sua appartenenza ad una classe sociale.

E allora ci dobbiamo rassegnare e rinunciare alle opportunità di questo ascensore?

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