Fine del mondo o inizio di una nuova era?

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“La fine del mondo è vicina!” fu il monito di due persone di bell’aspetto a cui, una domenica mattina di qualche decennio fa, avevo incautamente aperto la porta. I due mostravano colorate riviste che premurosamente mi offrivano affinché, leggendole, potessi salvarmi. A loro dire era giunto il momento di svegliarsi.
Ci pensai su per un po’, ma poi accantonai il triste presagio.
Dopo tanti anni, però, ricomincio a sentir parlare di fine del mondo e questa volta con più insistenza.
Predizione di Nostradamus, profezia Maya 2012, inversione del campo magnetico terrestre, tempeste solari, cintura fototonica, global warming, sono le più diffuse espressioni con cui si vogliono aprire scenari apocalittici.
Diversi appassionati di occultismo hanno rivelato che con la fine del 13esimo Baktun, che corrisponderà al prossimo 21 dicembre, non si avrà la fine del mondo, ma inizierà una nuova era per il genere umano.
La profezia Maya sembra rivelarsi come un ottimo business per il Messico. Le comunità indigene si danno da fare per celebrare l’ultimo anno di vita della Terra e, nel frattempo, decine di migliaia di turisti, programmano visite nelle terre dove i Maya hanno vissuto.
Anche la NASA recentemente ha fatto sentire la sua voce annunciando, attraverso un dossier realizzato dalla US Nation Academy of Science, un aumento delle attività solari da cui potrebbero generarsi danni ai diversi sistemi elettronici terrestri.
Al coro catastrofista si sono aggiunti gli esperti del Bulletin of Atomic Scientist, che hanno spostato le lancette del Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse, alle 23:55, un minuto in avanti rispetto al 2010. Doomsday Clock ci indica simbolicamente quanto siamo vicini alla distruzione della Terra (convenzionalmente fatta coincidere con le ore 24:00), in conseguenza dei cambiamenti climatici, dell’uso delle armi nucleari e dei disastri provocati dall’uomo.
In previsione della paventata catastrofe, qualcuno ha già provveduto a mettersi in salvo prenotando presso un albergo di un paesino dei Pirenei, Bugarach, che pare si salverà dall’Apocalisse.
Nei giorni scorsi ho letto, casualmente, di un’appassionata lettrice che ha trovato su uno scaffale di una biblioteca un libro dal titolo emblematico: Sopravviveremo al 1982? di Caterina Kolosimo. Semplici affermazioni pseudoscientifiche  riempiono le pagine di questo e di altri libri appartenenti al medesimo filone.
Invece, l’anno scorso mi capitò tra le mani l’ultima fatica di Mauro Corona, La fine del mondo storto. Il romanzo, dal titolo inquietante, profetizza un radicale cambiamento della società in cui saranno riscoperti i valori della terra soltanto dopo che l’umanità attraverserà il più infausto dei periodi e, alla fine, tutti gli uomini conosceranno una primavera in cui tutti saranno uguali. “Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone e corrente elettrica. Non occorre immaginarlo, prima o dopo capiterà”. Ci è capitato, in effetti, qualche settimana fa, quando il movimento dei Forconi ha bloccato le strade, e dopo qualche giorno eravamo già a corto di combustibili e di derrate alimentari.
I catastrofisti sono innumerevoli e tutti utilizzano gli stessi argomenti. Oltre alle profezie di Nostradamus, dei Maya, alcuni trattano di sconvolgimenti planetari dovuti agli alieni, di collisioni di pianeti con asteroidi, di teschi di cristallo.
E’ certo che negli ultimi tempi si sono verificati troppi eventi tragici: scosse sismiche, alluvioni, cui potremmo aggiungere le copiose nevicate che hanno già mietuto le loro vittime.
Potrebbero essere questi fenomeni prove tecniche di una catastrofe, l’inizio della fine?
Non sono in grado di rispondere.
Quello che so è che se la fine del mondo corrisponde alla fine di un mondo diseguale e ingiusto, allora questa fine non mi fa paura.

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