L’abominevole capitano della Costa Concordia

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Nell’attesa di una valutazione definitiva che scaturirà dall’analisi della “scatola nera”, ciò che emerge dal naufragio della Costa Concordia è che il comandante Schettino non avrebbe dovuto accostarsi al Giglio a quella distanza e a quella velocità.
Successivamente, avrebbe potuto evitare il peggio, rallentando e virando e, nella fase critica, avrebbe dovuto lanciare l’allarme e chiedere i soccorsi.
Oltre a ciò che avrebbe dovuto o non dovuto fare, è stato sottolineato soprattutto il suo comportamento più grave: ha temporeggiato e poi abbandonato la nave.
Nell’impatto sullo scoglio, più di 4000 vite erano legate ad un filo sottile, alle decisioni di una sola persona: l’abominevole capitano.
Ho difficoltà ad accettare che la vicenda sia andata proprio così, che non esistevano altre soluzioni, che non sarebbe stato possibile attivarsi con modalità alternative.
Tutti addosso a Schettino.  Il capitano ha sicuramente commesso dei gravissimi errori. Ma è solo lui il responsabile?
Mi chiedo come si sarebbe dovuto operare nell’eventualità in cui il comandante, per un motivo qualsiasi, avesse improvvisamente perso il senno e non sarebbe stato manifestamente in grado di gestire un problema di tale portata.
I passeggeri avrebbero avuto chances di vita?
La risposta può attendere.
Intanto, ciò che è certo, purtroppo, è che ci siano delle vittime, delle persone traumatizzate da una “crociera” sciagurata e che quella maestosa nave, adesso giace adagiata su un fianco, inerme, ferita, agonizzante.

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